Cooperazione internazionale: missione compiuta per il ritorno di Alvin

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Il ritorno in Italia di AlvinMissione compiuta, Alvin è a casa, in Italia. Grande commozione per il papà Afrimm e per chi ha portato a termine una missione complicata, che ha visto il nostro Paese in prima linea per completare il ritorno del bambino albanese di 11 anni.

Del caso si era occupato anche il programma "Le Iene”. Nel 2014 la madre di Alvin, cittadina albanese residente in Italia, era scappata in Siria presumibilmente per diventare una foreign fighter del Daesh; con sé aveva portato il suo unico figlio maschio.

Durante un combattimento in Siria la donna è morta e Alvin è rimasto ferito seriamente ad un piede ed è stato trasferito in un campo profughi.

Le ricerche a livello internazionale lo hanno localizzato nel campo di Al Hol sotto il controllo dei curdi, che ospita oltre 70 mila persone, in prevalenza compagne e figli di combattenti jihadisti in prigione.

Il ritorno in Italia di AlvinGrazie all’impegno italiano è stato attivato un corridoio umanitario, il primo dall’inizio della guerra in Siria, attraverso il quale il bambino è giunto a Roma dopo essere transitato per il Libano.

L’operazione, svoltasi sotto l’egida della Direzione centrale della polizia criminale, diretta dal Vice Capo della Polizia Vittorio Rizzi, è stata coordinata, da agosto del 2019 dal Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia (Scip) con il supporto della Croce Rossa Internazionale, della sua corrispondente Mezzaluna Rossa, dell’Albania e del Ros dei Carabinieri titolari dell’indagine condotta dalla Procura di Milano.

Per l’identificazione del bambino, inoltre, è stata determinante l’attività dalla Polizia Scientifica che ha riconosciuto il bambino con la comparazione fisionomica.

 

08/11/2019