Bari: pagavano fino a tre mila euro per ottenere la patente di guida, 92 indagati

Conclusa un’indagine dalla Polizia stradale di Bari che vede coinvolte 92 persone, tra italiani e stranieri, residenti nelle province di Bari, Brindisi e Taranto per l’agevolazione illecita al fine del conseguimento del titolo abilitativo alla guida. Nella stessa operazione sono state sequestrate a titolo preventivo 70 patenti di guida.

Tra gli indagati, nove devono rispondere del reato di associazione a delinquere finalizzata ad agevolare il conseguimento di titoli abilitativi alla guida di veicoli con metodi fraudolenti.

L’indagine ha evidenziato come il gruppo criminale attraverso l’antiquato metodo della sola radiocomunicazione riuscisse ad aiutare i candidati durante gli esami per conseguire patenti di guida di varie categorie sia come primo conseguimento che di revisione e carte di qualificazione del conducente.

Il sistema di “assistenza alla risposta”, attraverso una centrale operativa professionale collocata nell’abitazione di uno dei denunciati, oltre ad essere utilizzato dai singoli esaminandi era offerto anche da alcune scuole guida ai propri clienti. Inoltre per la riuscita dell’esame i candidati venivano vestiti non solo delle apparecchiature tecniche ma anche con capi di abbigliamento idonei a nascondere i dispositivi. A completamento della preparazione venivano effettuati dei test di funzionamento audio e video simulando la prova d’esame.

Il sistema messo a punto però non era in grado di dissimulare la tranquillità dei candidati privi di scrupolo che, a più riprese, venivano individuati e smascherati dai poliziotti confusi tra genitori in attesa della fine degli esami, ai quali non sfuggivano abbigliamenti poco compatibili con le temperature della stagione e la circospezione di alcuni degli esaminandi.

Al vertice dell’associazione criminale “a conduzione famigliare” è stato individuato un pluripregiudicato barese, contiguo al clan “Parisi” del quartiere barese Japigia, aiutato da tre congiunti, con il ruolo di staffette, vedette e supporto logistico ai candidati.

Ne faceva parte anche un altro uomo esperto utilizzatore dei costosi sistemi di comunicazione telematici istallati nella sua abitazione che si avvaleva della collaborazione di un complice per recuperare la preziosa strumentazione indossata dagli esaminandi. Non mancava neanche la complicità di una donna per preparare le candidate.

Il giro d’affari del gruppo criminale era di circa 250 mila euro e ogni “esame telematico” poteva costare dai due mila ai tre mila euro, in funzione della tipologia di prova da superare.

22/11/2018