Vicenza: giornata ricca di impegni per il capo della Polizia

È iniziata a mezzogiorno la cerimonia di intitolazione del parco Dueville di Vicenza all’agente scelto della Polizia di Stato Alessandro Fui, deceduto in servizio il 13 febbraio 1986 per mano di una banda di rapinatori in fuga.

Il gruppo di criminali rapinò un laboratorio di oreficeria di Sandrigo (Vicenza), e per farlo i malviventi presero in ostaggio, minacciandoli con un revolver, un fucile a pompa e uno a canne mozze, il custode con la sua famiglia, uno dei proprietari e un’ottantina di operai. Dopo essersi impadroniti di un bottino del valore complessivo di circa due miliardi di lire, i rapinatori si diedero alla fuga sulle strade tra il Veneto e la Lombardia, inseguiti da polizia e carabinieri.

Dopo una prima sparatoria, senza conseguenze per nessuno, la Bmw dei fuggitivi incrociò la volante con a bordo l’agente scelto Alessandro Fui; i criminali spararono all’impazzata verso i poliziotti e Alessandro, all’epoca 26enne, venne colpito alla testa da un proiettile che lo uccise istantaneamente.

Il capo della Polizia ha partecipato alla cerimonia accompagnato dal questore di Vicenza Bruno Failla, e dalle principali autorità della provincia.

Nel suo intervento il prefetto Gabrielli ha sottolineato che “Quando le comunità ci vivono e ci sentono non come qualcosa di altro rispetto a loro, qualcosa di lontano, ma ci vivono come espressione vera e profonda di un territorio, credo che questo sia il compimento e la ragione del nostro essere sul territorio”.

Poi ha aggiunto: “Per noi i nostri caduti sono presenti, sono il memento, sono coloro i quali, prima di noi, e meglio di noi, ci hanno indicato una strada e il modo di percorrerla, con abnegazione, sacrificio e dedizione, e quindi non potremo mai essere sufficientemente grati ai nostri caduti”.

Infine il capo della Polizia ha concluso dicendo: “Ogni volta che non ci sentiamo all’altezza della missione che ci è stata affidata dobbiamo pensare ai nostri caduti, a chi ha dato la vita e con il proprio comportamento rappresenta un esempio per noi e per gli altri. Ecco perché queste cerimonie hanno un significato, perché chiunque passerà nei giorni futuri in questo parco, incrociando il nome di Alessandro, ricorderà che dietro quel nome, quel cognome, c’era un cittadino di questo Paese che con onore e disciplina ha servito il Paese fino al sacrificio della vita”.

Dopo lo scoprimento della targa di intitolazione, c’è stato un breve concerto della Banda musicale della Polizia di Stato, terminato con il nostro inno nazionale “Il canto degli italiani”.

Nel primo pomeriggio, nell’aula magna “Fui - Giazzon” della caserma Sasso, il prefetto Gabrielli ha incontrato il personale della Questura e delle specialità.

Alle 16.30 il capo della Polizia si è recato a palazzo Bonin Longare, dove, all’interno della sala conferenze, ha partecipato alla quindicesima edizione del “Festival biblico”.

All'evento dal titolo “Perché abbiamo paura. Alla soglia del ragionevole e delle fake news”, moderato dal giornalista Alberto Chiara, è stato affrontato il tema di come distinguere ciò che è reale da quello che non lo è.

Il capo della Polizia Franco Gabrielli nel suo intervento, riguardo al tema della sicurezza, ha parlato della distinzione tra la sicurezza rilevata e quella percepita sottolineando che la prima è quella documentata con i dati statistici e quindi riporta i reati denunciati e non quelli realmente commessi, mentre la seconda tiene conto delle impressioni delle persone che risulta essere di minore sicurezza anche per diversi fattori non legati ai reati.

21/05/2019
(modificato il 22/05/2019)