Assalto al caveau di Catanzaro, in manette 7 rapinatori

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Avevano messo a segno il colpo della vita, assaltando il caveau di un istituto di vigilanza di Catanzaro e portandosi via un bottino superiore a 8 milioni di euro. Era il dicembre 2016 e il colpo fece molto scalpore a causa della tattica paramilitare utilizzata dal commando.

Con la “protezione” di alcuni jammer, particolari congegni elettronici che consentono di inibire le conversazioni telefoniche, i rapinatori bloccarono tutte le strade di accesso al luogo del colpo, cospargendole di chiodi e utilizzando undici auto che furono date alle fiamme; infine sfondarono le pareti rinforzate del caveau impiegando un potente escavatore cingolato dotato di punta demolitrice.

Al termine dell’indagine, denominata “Keleos”, condotta dal Servizio centrale operativo e dalle Squadre mobili di Catanzaro e Foggia, sotto il diretto coordinamento della Direzione distrettuale antimafia, sono state arrestate 7 persone accusate di rapina, possesso e detenzione di armi e munizioni da guerra, furto e ricettazione dei veicoli utilizzati per il colpo; il tutto aggravato dall’utilizzo del metodo mafioso.

Dagli elementi raccolti durante l’indagine,  grazie all’analisi delle intercettazioni telefoniche e ambientali, dei tabulati e delle relative celle degli operatori di telefonia mobile, gli investigatori sono arrivati alla conclusione che all’interno del gruppo criminale vi fossero anche soggetti pugliesi appartenenti a una banda attiva nella zona di Cerignola (Foggia), specializzata in reati analoghi. Questo dato coincideva anche con una segnalazione anonima dell’agosto 2016 relativa ad un identico colpo che sarebbe stato a breve messo a segno da criminali cerignolesi.

L’attività del team di investigatori ha ricostruito le fasi immediatamente precedenti e successive all’assalto, acclarando la partecipazione di alcuni malviventi di Catanzaro, che avevano ideato il colpo e approntato la logistica per la realizzazione della rapina, realizzata poi in collaborazione con gli specialisti del gruppo criminale pugliese.

In particolare i calabresi si erano preoccupati di rubare le auto usate per bloccare le strade e l’escavatore, sottratto ad un imprenditore di Rossano (Cosenza), che ne denunciò il furto solo dopo un mese.

Durante una perquisizione eseguita a casa di uno degli indagati pugliesi, gli investigatori hanno trovato 119mila euro in contanti, e una delle banconote riportava il contrassegno dell’istituto di vigilanza rapinato.

Gli elementi acquisiti dalle indagini sono stati inoltre confermati dalle dichiarazioni di una collaboratrice di giustizia, legata sentimentalmente a uno degli organizzatori del colpo. La donna ha confermato il ruolo importante del suo compagno nella pianificazione della rapina nonché la funzione svolta nella vicenda da altri indagati.

Le dichiarazioni della collaboratrice hanno anche dato conferma sulla presenza di un basista all’interno dell’istituto di vigilanza; la “talpa” aveva fornito all’organizzazione un video registrato dentro al caveau, con lo scopo di individuare il punto preciso dove effettuare “la spaccata” che avrebbe consentito di entrare nel deposito.

Dall’indagine è inoltre emerso come una parte del bottino sia stata “donata” ai capi delle principali cosche di ‘Ndrangheta della zona, in segno di rispetto e deferenza.

Sergio Foffo

20/04/2018