i nuovi distintivi di qualifica

L'ippoterapia è un aiuto per tutta la famiglia

Ippoterapia della Polizia di Stato"E' impossibile non comunicare". Così afferma Paul Watzlawick, psicoterapeuta e ricercatore presso il Mental research institute di Palo Alto (Usa), considerato il maggior esperto in materia di comunicazione.

Questa affermazione è valida anche per le patologie più diverse e complesse, come la psicosi e l'autismo, che per noi non sono ancora chiare e dove sembra non esistere alcun tipo di comunicazione o relazione con la persona che ha questi disturbi.

I soggetti affetti da autismo, per esempio, "guardano senza guardare, odono senza ascoltare, toccano senza toccare, vivono in un tempo senza tempo dove non esiste ieri, oggi o domani" come scrive il professor Carmine Saccu, psichiatra, psicoterapeuta familiare.

Nel caso di bambini con blocchi psico-motori o autistici, dobbiamo tenere sempre presente il loro mondo, costituito maggiormente da immagini e sensazioni. È in questo contesto che l'ippoterapia (una tipologia di trattamento affacciatasi dopo la constatazione della funzionalità ed efficacia della pet-terapy, terapia con gli animali) può costituire un aiuto e un supporto validissimi.

L'ippoterapia è basata sull'avvicinamento al cavallo dei soggetti disabili per tappe di difficoltà, con l'accompagnamento di operatori qualificati. È dunque uno dei percorsi migliori che possono essere adottati, purché preveda un progetto terapeutico più ampio di tipo sistemico-familiare. Un metodo di psicoterapia basato sull'esame e sul supporto non solo della persona che mostra il sintomo, ma anche dell'intero nucleo familiare così da aumentare sensibilmente la possibilità di recupero del paziente.

Con l'ippoterapia il contatto con il cavallo ha il pregio di stimolare la relazione con l"altro", prediligendo un canale non verbale, basato su gesti e carezze. Questa interazione agisce proprio su quell'aspetto comunicativo in apparenza negato, ma che viene stimolato in maniera diretta dalla relazione con il cavallo.

La figura del "cavaliere" attiva, inoltre, un livello più profondo legato alla favola e al gioco, rendendo più probabile lo sblocco della realtà che, secondo la psicoterapia familiare, si è cristallizzata all'interno del sistema famiglia.

Per promuovere un cambiamento all'interno di tali disturbi, si è constatato che la sinergia e il trattamento in parallelo dell'ippoterapia (e/o pet-terapy) con la psicoterapia familiare, offre ai genitori un'ottima opportunità di percepire il bambino non più come "mancante" o "carente". Questo è invece "competente" e "partecipe" di un processo che, in un contesto terapeutico familiare più ampio, può reintrodurre lo scorrere del tempo e del movimento, restituendo la dimensione evolutiva.

Al di là dunque di ogni muro, apparentemente "invalicabile", ricordiamoci che c'è sempre un orizzonte "infinito".

25/11/2004
(modificato il 30/04/2015)


Parole chiave:
Ippoterapia - reparto a cavallo