gennaio 2011

Cristiano Morabito

Bufale formato cyber

Le leggende metropolitane si diffondono a macchia d’olio con il passaparola. E la Rete ha contribuito ad amplificarne la propagazione

Ma Paul McCartney è realmente lui o è morto ed è stato rimpiazzato da un sosia? Le luci riflesse nel casco di Buzz Aldrin sul suolo lunare sono provocate dal Sole o sono le alogene di uno studio televisivo? È vero che nelle fogne di New York ci sono i coccodrilli?
Leggende metropolitane, bufale, miti. A volte create per gioco, a volte con uno scopo ben preciso, spesso di natura commerciale; storie campate in aria ma, spesso, verosimili. Passano di bocca in bocca e, a ogni passaggio, vengono amplificate, modificate e perfezionate per essere rese più credibili, per poi finire a volte in titoli a tre colonne sui giornali. Ma fondamentalmente si tratta di notizie false.
Nel 1989 lo psichiatra napoletano Claudio Ciaravolo, proprio per studiare il metodo di propagazione delle urban legends tramite la cosiddetta “comunicazione orizzontale” (il passaparola), diffuse la voce che nel mercato napoletano di Forcella fossero in vendita delle magliette con il disegno delle cinture di sicurezza, fatte talmente bene da ingannare i tutori dell’ordine. La notizia venne ripresa da tutti gli organi di informazione, tra cui il Times, ma poi si rivelò una “bufala” vera e propria. Bufala che però, in seguito, mise in azione il genio partenopeo facendo apparire realmente nei mercatini le fantomatiche magliette.
Lo stesso psichiatra nelle pagine del suo sito (www.ciaravolo.it) spiega il metodo con cui è riuscito a creare questa leggenda trasformandosi in un legend maker.
A differenza della maggior parte delle notizie-bufala di cui non si conosce l’origine, quella delle magliette-cintura è l’unica che ha una paternità e una data di nascita accertate.
Una volta, prima dell’era della grande Rete, venivano definite “Xerox-lore”, appunto perché venivano trasmesse attraverso fotocopie lasciate un po’ ovunque. Oggi, grazie a Internet, le leggende metropolitane hanno trovato un nuovo e ampio canale di distribuzione e diffusione. A chi non è capitato di ricevere fantomatiche mail in cui si richiede un aiuto per salvare un ipotetico bambino affetto da una rarissima malattia o di aiutare degli animali trattati in modo orribile?
Ma sono veramente tante e di ogni tipo le cyber bufale che girano in Rete. Dal 2002 a elencarne, analizzarne e smascherarne più di trecento ci ha pensato Paolo Attivissimo, scrittore e giornalista informatico svizzero, che all’interno del suo blog (attivissimo.blogspot.com) ospita una sezione denominata “servizio antibufala” che conta più di otto milioni di contatti dalla sua messa online. Sul sito le leggende metropolitane più gettonate sono quelle sugli attacchi alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001: la “strana ricorrenza” del numero 11 (somma delle lettere dei nomi di un attentatore, dei Paesi dei dirottatori, la somma dei passeggeri presenti sul volo American Airlines 77, ecc…); la fotografia apparsa su molti siti e giornali del turista sulla terrazza delle Twin Towers con alle spalle l’aereo che sta per schiantarsi; e ancora la storia del signore arabo apparso nelle metropolitane di mezzo mondo che consigliava ad alcuni “prescelti” di non prendere il treno in un giorno stabilito perché ci sarebbe stato un attentato. Ma le bufale telematiche sono di ogni tipo, l’ultima, datata ottobre 2010, grazie al “copia e incolla” era riuscita ad allarmare le centinaia di migliaia di lavoratori precari del nostro Paese. Infatti l’inquietante mail, presentata sotto forma di trafiletto giornalistico e nata da una presunta dichiarazione del presidente dell’Inps, così recitava nel titolo: “Finiscono i soldi dell’Inps/Inps è ufficiale: i precari saranno senza pensione”. Il risultato? Un allarme generale in Rete e, addirittura, un’interrogazione parlamentare. Sì, infatti anche i nostri politici non sono esenti dal cadere nei tranelli tesi dai “burloni” e dai complottisti per professione.
Ricordate la storia sulle scie lasciate dagli aerei di linea che erano stati accusati di spargere nell’atmosfera sostanze chimiche tali da provocare i cambiamenti climatici (www.bufale.it)? Il tam tam mediatico e tra gli internauti fu tale da provocare un allarme a livello mondiale. Il Canada, primo Paese a protestare per le scie velenose lasciate dai jet nel 1998, citava il caso di alcuni cittadini che vivevano in zone in cui il traffico aereo era particolarmente intenso e che, stando a presunti studi effettuati, avrebbero accusato strani malesseri a causa dell’alta concentrazione di particolato di alluminio (addirittura 20 volte superiore al normale!) presente nell’acqua potabile. Anche l’Italia si “adeguò” sì da spingere alcuni deputati, tra cui Antonio Di Pietro (http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=3573), a formulare un’interrogazione al ministro dell’Ambiente. Anche questa si rivelò una fandonia, poiché le cosiddette “condensation trails” sono il risultato sì degli scarichi degli aerei di linea, ma anche dalla turbolenza prodotta dalle ali e consistono essenzialmente di acqua in forma di cristalli di ghiaccio.
Ma la leggenda è più credibile se l’origine è un amico, un parente o una fonte accreditata, meglio se istituzionale. “Sono capitano della polizia Prisco Mazzi. I rusultati dell’ultima verifica hanno rivelato che dal Suo computer sono stati visitati i siti che trasgrediscono i diritti d’autore e sono stati scaricati i file pirati nel formato mp3. Quindi Lei è un complice del reato e puo avere la responsabilita amministrativa”. Nonostante l’italiaano improbabile, questa mail arrivata a milioni di indirizzi fece piombare nel panico molte persone che, scaricando il file allegato, caddero nel tranello e installarono un trojan sul proprio pc (http://attivissimo.blogspot.com/2007/05/prisco-mazzi-il-poliziotto-che-minaccia.html).
E dalle bufale in formato cyber non è esente neanche il più famoso dei social network: Facebook. Anzi, quest’ultimo si è rivelato uno dei migliori mezzi di diffusione di urban legends. Anche su se stesso! Poco tempo fa gli utenti di Facebook vennero messi in allarme dall’avviso che di lì a poco il social network sarebbe diventato a pagamento. La notizia si diffuse a macchia d’olio generando gruppi su gruppi di disapprovazione e molte persone per protesta si cancellarono dal sito. Tutto questo mosse l’inventore di Facebook, Mark Zuckerberg, a inserire nella homepage (www.facebook.com) sotto la voce “Registrazione” la frase “è gratis (e lo sarà sempre)”.


Per saperne di più

www. leggendemetropolitane.net
leggende.clab.it
www.cicap.org
www.bufale.it
www.ciaravolo.it
attivissimo.blogspot.com
www.leggende.it
dsc.discovery.com/tv/mythbusters

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