febbraio 2007

Cover febbraio 2007

Annapaola Palagi

Ladri di rame

A far fronte ai crescenti furti di oro rosso, ricercato sul mercato clandestino, una nuova task force della polizia ferroviaria

È notte. Ad essere presi di mira sono: cimiteri, chiese, zuccherifici, industrie ma soprattutto le linee ferroviarie. I ladri di rame si attaccano a tutto per riuscire a racimolare un po’ di questo metallo, talmente ambito e costoso da essere definito “oro rosso”. Vasi, tettoie e addirittura crocifissi divelti dalle tombe nei cimiteri in Toscana e in Puglia; ma anche grondaie di palazzi e di chiese, smontate e portate via per essere rivendute o riutilizzate sul mercato illegale.
I furti di rame in Italia sono raddoppiati nel 2006 rispetto all’anno precedente e il fenomeno sta diventando sempre più preoccupante anche perché le quotazioni di questo metallo sono salite moltissimo. Oggi una tonnellata arriva a costare anche 8 mila euro. Il rame d’altronde - metallo di base utilizzato nell’edilizia, nei trasporti, nell’elettrotecnica e nell’industria - è considerato il miglior conduttore elettrico, dopo l’argento. Non solo: è resistente alla corrosione, robusto e flessibile e può essere riciclato al 100% senza perdere le sue capacità. Diventa quindi ambitissimo sul mercato clandestino dove un chilo di “oro rosso” può arrivare a costare fino a 10 euro e comunque non meno di 7.

Il più rubato? Quello delle Ferrovie
Il più ricercato a livello di qualità e purezza è il rame della Rete ferroviaria italiana (Rfi) che pertanto è anche il più rubato. Le regioni maggiormente colpite sono Piemonte, Lazio e Campania e in particolare la tratta Torino-Milano e quella dell’alta velocità Roma-Napoli. Molto battute anche le linee Torino-Pinerolo, Caserta-Napoli, Roma-Formia e Roma-Cassino.
Sui binari morti, negli scali ferroviari in disuso, ma anche sulle linee dove ogni giorno passano migliaia di treni, merci e passeggeri. È qui che agiscono, di notte - più o meno indisturbati - i ladri di rame, con tronchesi in mano e zainetti in spalla.
I danni provocati alle ferrovie italiane da questi furti ammontano all’incirca a tre milioni di euro all’anno per non parlare dei forti disagi provocati ai passeggeri, principalmente ritardi o blocchi sulla linea. Per quanto riguarda la sicurezza fisica di chi prende il treno si può stare tranquilli: non c’è pericolo di incidenti. La sottrazione dei cavi di rame, infatti, fa scattare i meccanismi di sicurezza che interrompono il circuito, bloccando la corrente e quindi la linea, per il tempo necessario alla riparazione dei guasti.
Così sempre più spesso, nel buio, uno strano luccichio si presenta all’improvviso agli occhi degli agenti della polizia ferroviaria che controllano i binari: sono le trecce tagliate di netto di un cavo appena rubato. I ladri sono appena passati di lì, ma è difficile, molto difficile, riuscire a coglierli in flagranza di reato. Sia perché la linea ferroviaria si estende per più di 16 mila chilometri e sia perché al ladro basta più o meno un quarto d’ora per tirare su un po’ di rame e sparire nel nulla.

Superquotato sul mercato clandestino
La febbre da “oro rosso” che ha contagiato il nostro Paese è salita in virtù del fatto che il metallo ha ormai un mercato internazionale. La maggior parte delle esportazioni riguarda i Paesi dell’Est fino all’Estremo Oriente. L’operazione Cuprum dello scorso giugno ha permesso alla polizia di scoprire nel porto di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, un grosso carico di rame (circa 22 tonnellate) in partenza per la Cina. Paese che negli ultimi anni è risultato sempre più interessato all’acquisto di rame a prezzi inferiori rispetto a quelli di mercato. Il mercato clandestino oggi è molto florido ma non sembra gestito da organizzazioni criminali. Secondo i dati della polizia a rubare il rame sono soprattutto bande di nomadi e in particolare cittadini di nazionalità rumena che cercano un guadagno facile rivendendo il rame ai grossisti. La vasta diffusione di questo mercato parallelo ha spinto Guido Longo, direttore del Servizio polizia ferroviaria, ha costituire a maggio dello scorso anno una task force per contrastare il fenomeno. In ognuno dei 15 compartimenti Polfer sono stati istituiti dei gruppi di poliziotti specializzati e coordinati dal primo dirigente Pietro Milone.

La strategia della Polfer
Vista la difficoltà di cogliere sul fatto i ladri di rame l’obiettivo delle forze dell’ordine è quello di cercare di frenare il fenomeno contrastando il riciclaggio. Chi ruba il cosiddetto “oro rosso” è costretto a rivenderlo in tempi rapidi. In genere i ricettatori sono i grandi rivenditori italiani, nella maggior parte dei casi dotati di fonderie. Per questo motivo sostiene Pietro Milone, il dirigente Polfer che coordina l’attività dei gruppi specializzati, “è necessario scoraggiare gli addetti ai lavori, in particolare i gestori di depositi ferrosi, a comprare rame di dubbia provenienza”. Per fare questo gli agenti della task force hanno portato avanti, nell’ultimo anno, un monitoraggio dei depositi di rottami e materiale ferroso presenti sul territorio. In seguito hanno svolto i controlli amministrativi di routine, puntando in particolare sulla regolarità delle licenze commerciali.
Da maggio a dicembre 2006 sono stati controllati 1.751 depositi di materiale ferroso e dalle indagini è risultato che molto materiale accatastato è di sospetta provenienza. Risultano inoltre indagate ben 320 persone mentre 111 sono state arrestate. Nello stesso periodo l’attività della Polfer ha permesso di recuperare quasi 4 mila chili di rame per un valore che supera i 2 milioni e 700 mila euro.
“Il metallo rosso recuperato e sequestrato”, spiega ancora Milone, “viene dato in custodia giudiziale alla Rete ferroviaria italiana che deve tenerlo in un deposito fino alla fine del procedimento penale”.
Ma questi depositi, in genere, non sono controllati per cui c’è un ulteriore rischio di furto.
Per riconoscere il rame rubato alle Ferrovie i poliziotti del nucleo specializzato sono dotati di un calibro millesimale. Uno strumeento che permette di verificare se il diametro del metallo recuperato corrisponde con quello specifico della Rete ferroviaria italiana. Le trecce di rame di Rfi hanno infatti una forma, una dimensione e dei marchi inconfondibili. Sono composte da vari cavetti annodati e hanno un diametro particolare di 11,9 millimetri. Una volta fuso però anche questo diventa irriconoscibile.
La strategia portata avanti dalla task force della polizia ferroviaria è articolata dunque su tre livelli operativi, come spiega ancora il coordinatore Milone. Oltre al tentativo, difficile ma qualche volta riuscito, di cogliere i ladri sul fatto, c’è l’obiettivo di rendere meno remunerativa l’attività dei “ramaroli” cercando di scoraggiare, attraverso i controlli, l’acquisto di metallo di dubbia provenienza. Reato di ricettazione che prevede la reclusione da 2 a 8 anni. Il terzo livello è quello che riguarda il mercato internazionale e quindi le ditte di import ed export che comprano il metallo. Spesso il rame esportato è già trattato e proprio per questo in molti casi le ditte ne ignorano la provenienza.
Nel 2007 dunque gli sforzi della polizia saranno indirizzati principalmente verso coloro che esportano il rame rubato nei vari Paesi, in particolare in Estremo Oriente, con strategie concordate secondo standard internazionali dall’apposito gruppo di lavoro.


Fenomeno europeo
Il rame è un metallo molto ricercato anche nel resto d’Europa. La Polonia sembra essere il paese dove il furto dell’“oro rosso” è più diffuso. A seguirla è la Germania dove lo scorso anno il numero dei furti si è addirittura quintuplicato rispetto all’anno precedente. L’Austria comincia ora ad essere interessata dal fenomeno e i ladri sono per lo più ungheresi. I cittadini dell’Est sembrano dunque quelli maggiormente attivi nei furti di questo metallo che hanno capito essere molto redditizio. Le aziende e polizie ferroviarie di 26 Paesi europei hanno dato vita a un organismo: Colpofer all’interno del quale, su sollecitazione della polizia ferroviaria italiana, è stato costituito un gruppo di studio permanente dedicato ai furti di rame. Si riunisce con cadenza trimestrale in diverse capitali europee e lo scopo è soprattutto quello degli scambi di informazione, molto importanti per tenere sotto controllo il fenomeno e svolgere eventuali controlli congiunti a livello europeo.
Gianluca Picardi


Gli altri metalli
Anche se ad essere più colpito è il rame, i furti riguardano anche altri metalli pregiati, non ferrosi, come l’ottone e l’alluminio. Sei italiani sono stati arrestati poco tempo fa nel bresciano grazie ad un’operazione congiunta della Squadra mobile, della polizia stradale e della Guardia di finanza che ha smantellato la “Premiata ditta metalli pregiati”. La banda è accusata di una decina di colpi tutti ai danni di grosse aziende del settore metallurgico. Erano dei veri e propri professionisti del settore e agivano con t tecnologie sofisticate, come spray per neutralizzare gli allarmi e macchine in grado di provocare fori nelle pareti. A volte compravano materiale già rubato da nomadi e li rivendevano su un mercato parallelo per lo più nell’Est Europa. Il loro patrimonio, stimato dalla Fiamme gialle, ammontava a 10 milioni di euro.
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