Palermo: falsi incidenti stradali, 23 persone indagate

auto incidentataGli agenti dei commissariati di Partinico e di Corleone e della Squadra mobile di Palermo, questa mattina, con l'operazione "Phantom Crash", incidente fantasma, hanno eseguito 23 misure cautelari nei confronti degli appartenenti ad una associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe ai danni di compagnie assicurative di Palermo.

Tra le persone coinvolte, con compiti distinti, una serie di professionisti tra avvocati, periti assicurativi ed impiegati postali.

Decine sono state le truffe scoperte dalla polizia, con un danno per le compagnie di assicurazione di centinaia di migliaia di euro.

L'indagine, non a caso denominata "Phantom Crash", iniziata circa due anni fa, ha permesso di scoprire la composizione del gruppo malavitoso formato da 23 persone.

Al vertice risaltava, per la sua abilità di gestione e coordinamento , un pregiudicato partinicese di 54 anni che, si serviva della collaborazione di più persone di fiducia, familiari compresi, nelle fasi organizzative della simulazioni dei sinistri.

Le investigazioni, condotte anche con intercettazioni telefoniche e riprese video, hanno permesso di registrare i meccanismi dei raggiri messi a segno in modo sistematico dall'organizzazione.

Per compiere la truffa è stato sfruttato un vasto appezzamento di terreno a Partinico, nella disponibilità della "mente" della banda. L'area veniva utilizzata come pista di collisione dove provocare gli incidenti; questi poi venivano denunciati come reali con sostanziosi risarcimenti.

Nel terreno, risultato ben protetto da occhi indiscreti grazie ad un'alta recinzione perimetrale disseminata da telecamere a circuito chiuso ed allarmi sonori, c'era anche un deposito di parti di carrozzerie già danneggiate; portiere, cofani, paraurti ed altro materiale venivano adoperati di volta in volta a seconda del tipo di auto e di incidente da simulare.

Nelle corso delle riprese aeree gli investigatori del Commissariato di Partinico hanno filmato alcuni dei momenti in cui si provavano le manovre di collisione ripetute anche più volte, fino a raggiungere un elevato grado di danno al mezzo.

In quelle circostanze si impiegavano delle carcasse di autovetture contro le quali, dopo una breve rincorsa, venivano lanciate, con autista a bordo, le auto, il più delle volte noleggiate presso agenzie.

Per gli incidenti fantasma i criminali utilizzavanoanche carcasse di auto già danneggiate o prossime alla demolizione; altre volte i mezzi coinvolti risultavano essere gli stessi con targhe sostituite.

I poliziotti hanno riscontrato in altre occasioni che le targhe dei mezzi coinvolti nei falsi incidenti stradali venivano pure alterate, in modo da indurre le compagnie assicuratrici in errore sullo stato della pratica risarcitoria.

Infatti, nella redazione delle denunce dei sinistri, i denuncianti formulavano intenzionalmente la variazione di un numero o di una lettera nel tentativo, spesso riuscito, di eludere i controlli.

Dopo la fase della realizzazione dell'incidente entravano in azione i periti e i liquidatori che avevano il fondamentale ruolo "evolutivo" nella gestione delle pratiche peritali, agendo con dolo nell'esecuzione delle false perizie.

Gli avvocati, poi intervenivano nelle fasi risarcitorie istruendo le pratiche; alcuni impiegati delle Poste Italiane, invece, facilitavano l'incasso di assegni intestati a terze persone che, risultavano essere stati falsamente coinvolti nei vari sinistri.

Amici e parenti, invece figuravano nei CID, i moduli di contestazione amichevole di incidente, come parti coinvolte in incidenti in realtà inesistenti.

28/11/2013
(modificato il 29/11/2013)


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