Il poligono mobile

Poligono mobile

Una galleria di tiro all'interno di un camion. E' il poligono mobile, uno dei pochi mezzi "pesanti" utilizzati dalla Polizia e che ne ha segnato la storia. Negli anni ottanta ha fatto vincere una vera e propria sfida: quella di riprodurre ovunque i poligoni fissi per garantire un addestramento qualificato anche al personale degli uffici territoriali.
Installato su un autoarticolato con motrice Fiat - Iveco turbostar, il poligono veste i colori d'istituto, con le insegne del Reparto Celere, mentre il rimorchio è avvolto orizzontalmente da una banda bianca con la scritta Polizia di Stato.

Il poligono a ruote nasce all'indomani della circolare emanata nell'aprile del 1981 dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza, con lo scopo di regolamentare procedure e tecniche per l'addestramento al tiro. Considerato che in quell'anno il piano di costruzione dei poligoni in galleria era alle prime battute, con 17 strutture operanti rispetto alle 52 preventivate, la realizzazione del programma faceva affidamento principalmente sulle aree di addestramento all'aperto di pertinenza dell'esercito.
L'anno seguente, però, nell'estate del 1982, anche la disponibilità di quelle aree venne meno. Non restava che far iscrivere il personale di polizia alle sezioni di tiro a segno nazionale. Un'alternativa che, seppure riusciva ad evitare nell'immediato il blocco delle attività addestrative, non poteva risultare soddisfacente. Presupposti e tecniche del tiro sportivo non sono ovviamente paragonabili alle esigenze di tiro della polizia.

Interno del poligono mobileE' così che nel 1985 nasce l'idea del poligono mobile, la cui progettazione doveva seguire alcune linee fondamentali. Il mezzo doveva avere un ingombro tale da non richiedere la scorta durante i trasferimenti; la galleria di tiro doveva misurare non meno di 15 metri; l'organizzazione interna doveva riproporre le dotazioni standard dei poligoni in galleria e bisognava ricavare un'unità abitativa completamente autonoma per non meno di 5 giorni, in grado di accogliere un equipaggio composto da due uomini.
Stabiliti scopi e limiti del progetto si passò alla realizzazione. Nell'83 venne finanziato il programma e il 6 luglio del 1984 venne siglato il contratto.

Per ottenere 15 metri di galleria senza sconfinare nei trasporti eccezionali, l'unica soluzione era quella di unire due semirimorchi, denominati rispettivamente SR1 e SR2, differenziati nelle funzioni e nelle dotazioni. Il primo ospitava un vano servizi con il gruppo elettrogeno ed i sistemi di ventilazione, depurazione e riscaldamento; il box del direttore di tiro; gli stalli per i tiratori e circa metà della galleria di tiro. Il secondo semirimorchio, invece, conteneva ovviamente l'altra metà della galleria, il fermapalle completo di sistema di aspirazione e depurazione fumi e l'unità abitativa.

11/12/2015


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