Venezia: furto di carburante all'Eni, 24 persone indagate

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Erano disposti a tutto pur di continuare il loro commercio di carburante rubato; lettere incendiarie, minacce, ritorsioni, pestaggi: queste le azioni di una banda che si appropriava di combustibile nel deposito della Petroven di Marghera vicino Venezia, azienda controllata dal Gruppo Eni.

Oggi 5 persone sono finite in carcere e 4 ai domiciliari; ad una persona è stato imposto dal giudice l'obbligo di dimora e, infine, altre 14 persone sono state denunciate a piede libero.

Nel corso degli anni è stata accertata la sottrazione di oltre 650 mila litri di carburante rivenduto poi ad amici, imprenditori e distributori compiacenti.

Il sistema era abbastanza semplice: contando su una misura di tolleranza che per legge è pari allo 05%, e che tiene conto di perdite o evaporazioni, alcuni dipendenti infedeli dell'azienda restando entro questi limiti rubavano il combustibile facendolo poi uscire con autocisterne di trasportatori complici; altre volte era proprio la stessa autocisterna a ricevere meno carburante.

I ladri hanno potuto rubare una misura rilevante di combustibile anche grazie ai quantitativi di prodotto movimentato dal deposito Petroven, uno dei più grandi d'Europa. Lo stabilimento, infatti, ha un giro di circa 3 milioni e mezzo di tonnellate annue di carburante destinato al trasporto su gomma e ai distributori lagunari per il rifornimento delle navi.

Anche se la banda restava entro i limiti di tolleranza per non destare sospetti, qualcuno, nell'azienda, si era accorto che qualcosa non andava e i vertici stavano pensando di rivedere la catena del sistema di sicurezza; per tutta risposta i dirigenti hanno cominciato a ricevere intimidazioni e lettere incendiarie.

Le indagini della polizia, iniziate nel gennaio 2011, hanno permesso di svelare i meccanismi messi in piedi del gruppo criminale e la rete di complicità sull'intero territorio veneto.

Non solo, gli agenti della Digos lagunare hanno anche accertato che gli autotrasportatori che non volevano "allinearsi" subivano ritorsioni come lunghissime attese prima di rifornire l'autocisterna o addirittura il rifiuto dell'operazione di riempimento per pretestuose anomalie tecniche.

In un caso la questura di Venezia ha anche accertato un pestaggio mascherato da rapina nei confronti di un autista "colpevole" di aver parlato troppo. In questa occasione la banda ha ingaggiato un pugile dilettante; il picchiatore ha prima pestato selvaggiamente l'autista tanto da mandarlo in ospedale in prognosi riservata e poi lo ha rapinato togliendogli soldi e effetti personali.

08/05/2013
(modificato il 09/05/2013)
Parole chiave:
digos - venezia - arresti - ricettazione