Con la "Money laundring" banca occulta riciclava il denaro dello spaccio

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Avevano iniziato indagando sull’attività di alcuni spacciatori che smerciavano droga nel centro di Padova e si sono ritrovati ad investigare su un gruppo criminale specializzato anche nel riciclaggio di denaro sporco, tanto che l’operazione è stata alla fine battezzata “Money laundering” (in inglese “Riciclaggio di denaro”).

Questa mattina gli uomini della Squadra mobile patavina hanno eseguito 10 dei 14 provvedimenti  emessi dal tribunale nei confronti di un’organizzazione composta da tunisini e marocchini, otto dei quali sono finiti in carcere, mentre agli altri due sono stati notificati un obbligo e un divieto di dimora.

Gli indagati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e spaccio di sostanze stupefacenti.

L’attività investigativa, coordinata dal Servizio centrale operativo e dalla Direzione centrale servizi antidroga, è iniziata nel dicembre del 2014 in seguito al monitoraggio di alcuni pusher. Durante l’indagine gli investigatori si sono resi conto di come il gruppo criminale riusciva a reinvestire i proventi ricavati dello spaccio.

Tra gli arrestati anche il gestore di un bazar di via Trieste, indagato per riciclaggio ed esercizio abusivo di attività bancaria e finanziaria.

L’uomo si è rivelato il leader dell’organizzazione, e con il paravento dell’attività di money transfer, era diventato il punto di riferimento di spacciatori e di tutti coloro che volevano riciclare, trasferire o depositare in modo occulto, somme di denaro in qualsiasi valuta.

In questo modo l’esercizio commerciale era stato trasformato in una vera e propria banca occulta, capace di eludere i tradizionali canali bancari e finanziari nonché tutte le disposizioni vigenti in materia.

Nel corso dell’indagine, durata circa due anni, sono state ascoltate migliaia di telefonate, nelle quali gli indagati utilizzavano termini in codice per intendersi sulle somme da trasferire e depositare, dirette verso il Nord Africa.

Utilizzando il metodo della hawala (sistema fiduciario di trasferimento del denaro basato su una rete di mediatori di fiducia), il denaro veniva affidato ad alcune persone le quali provvedevano a farlo arrivare ai beneficiari che si trovavano prevalentemente in Tunisia e Marocco.

Un altro metodo utilizzato per “ripulire” il denaro era quello di recarsi in Germania per acquistare  in contanti delle auto con le quali recarsi poi nei paesi del Maghreb; una volta arrivati a destinazione i mezzi venivano rivenduti, e i soldi consegnati ai beneficiari.

Alle fasi finali dell’operazione hanno partecipato anche il Reparto prevenzione crimine, alcune unità cinofile della Questura e le Squadre mobili di Roma, Venezia, Treviso, Verona, Belluno.

Sergio Foffo

24/11/2016
(modificato il 22/02/2017)