Carmine Senise

Carmine SeniseNasce a Napoli nel 1883.

Entra nell'Amministrazione dell'Interno nel 1908.

E' nominato prefetto nel 1932 e ottiene l'incarico di vice capo della Polizia.

L'improvvisa morte del predecessore Bocchini, mentre l'Italia è ancora in guerra, induce il governo a nominarlo Capo della Polizia per garantire continuità alle direttive sulla sicurezza e l'ordine pubblico.

Con il predecessore condivide anche il pessimismo sulla preparazione italiana alla guerra. Intuendo che le difficoltà avrebbero indotto il re a compiere gli atti necessari per porre fine al regime fascista, si adopera per rafforzare la polizia in modo di renderla un organo indipendente dal partito e quindi pronta a contare su se stessa per schierarsi contro il regime ove nell'interesse della patria fosse stato necessario.

Si adopera per ripristinare il ruolo degli Ufficiali di P.S..

La freddezza nei suoi rapporti con la polizia nazista provoca le lamentele di Himmler con Mussolini.

E' del 1943 la rottura con Mussolini. A seguito degli scioperi indetti al nord, dopo un ventennio in cui lo sciopero era stato soppresso, dà disposizione di non usare armi da fuoco contro gli operai e in caso di occupazione di fabbriche di far ricorso soltanto ai getti d'acqua delle pompe antincendio. Mussolini gli preannuncia il licenziamento considerandolo "incapace di prevedere e fronteggiare la situazione".

Rimosso a metà aprile del 1943 torna al Viminale per la seconda volta da Capo della Polizia il 25 luglio dello stesso anno, dopo l'arresto di Mussolini.

Negli eventi che precedono e seguono il 25 luglio riveste un ruolo importante, concertando con il re, di cui è ascoltato consigliere, i piani di sicurezza da attuare dopo le dimissioni di Mussolini. In agosto da un commissario di P.S. messo alle costole di Kappler, fiduciario di Himmler a Roma, scopre che Hitler intende fare un colpo di mano a Roma e internare in Germania la famiglia reale. Dopo l'annuncio dell'armistizio dell'8 settembre, seguito dalla fuga dei Savoia e di quasi tutto il governo, rimane a Roma.
Dopo il riconoscimento di Roma città aperta, che di fatto la consegna ai nazisti, mantiene l'ufficio al Viminale, convinto che la polizia debba rimanere al suo posto anche quando "per interni sconvolgimenti e occupazione nemica, il governo sia stato messo nell'impossibilità di funzionare".

E' un principio che paga con l'arresto da parte del capitano delle S.S. Priebke e la deportazione in Germania, essendo inviso ai nazisti per aver contribuito a far cadere Mussolini e per aver impiegato reparti della Polizia coloniale nella fragile difesa della capitale. La sua stessa sorte è condivisa dal capo della Polizia coloniale generale Maraffa che però muore nel campo di concentramento mentre Senise è liberato alla fine della guerra.

Muore a Roma nel 1958.

20/01/2011
(modificato il 24/01/2011)


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